domenica 27 settembre 2026

Ma che vi ha fatto, mister Sarri?

Piccola e doverosa premessa: su Gattuso credo di aver parlato troppo presto. Certo, è ingenuo pure chi, sul fronte opposto del gattusismo, si permette di sentenziare oggi dopo 5 partite (6, considerando l'ingloriosa uscita ai Sedicesimi contro il Mantova, che personalmente ancora non ho dimenticato).

D'altra parte, sposando una linea pregiudiziale, che Rino Gattuso avrebbe svegliato i ragazzi, un po' dormiglioni negli ultimi due anni, lo credevamo tutti. Il mister è un uomo vero, uno che non scende a compromessi. Uno puro, non puoi voltargli le spalle: al massimo gli sbrocchi, tipo Taylor in estate. Quello che mai avrei immaginato era di vedere una Lazio non solo grintosa, ma bella da vedere, snella nelle trame, coraggiosa nell'atteggiamento, e aggiungerei pure forte rispetto ad alcuni nuovi innesti che il nostro ultimo allenatore si sarebbe sognato: Pinamonti, Frattesi, Gudmundsson, gli stessi Leite e Pedraza, sono tutti giocatori forti, pronti.

Credo sia bene ricordarlo: l'innominabile Sarri nell'ultimo anno ha dovuto subire le cessioni di Castellanos e Guendouzi a gennaio, un mercato bloccato (non a saldo zero: bloccato) a giugno, una squadra sul piede di partenza (Romagnoli, Gila, Tavares, Castellanos, forse anche Zaccagni), le telefonate furtive di un Lotito che lo aveva già scaricato anzitempo (pensate voi...) e un clima di contestazione intorno pesantissimo.

Perché un conto è iniziare la stagione sapendo che il tuo stadio sarà vuoto, un altro è vederlo vuoto all'improvviso. Nonostante ciò, Sarri ci ha guidato alla finale, ha presentato la stessa in Campidoglio con un discorso da laziale vero, o quantomeno intriso di quella Lazialità che lui ha sempre difeso, dandoci pure la possibilità di giocarne un'altra, di finale (a dicembre, contro l'Inter in Supercoppa). Lo ha fatto, tutto questo, mettendosi dalla parte dei tifosi, e definendo "atto d'amore" il boicottaggio delle partite casalinghe. Lo ha fatto mettendosi lui come scudo umano tra tifosi e presidente (mettiamoci pure Fabiani) per guidare la bar(ac)ca in porto.

Io ricordo, perché c'ero, il clima che si respirava a Ponte Milvio per Lazio v Genoa. Gli sguardi impauriti dopo il 2-2, quella terribile sensazione di affondare sul serio, prima che Danilo Cataldi realizzasse, quasi allo scadere, un pesantissimo rigore del 3-2. Senza Sarri, forse ora staremmo parlando di ben altri scenari. Chi non lo ammette, è semplicemente in malafede.

Il mio non vuole essere un pianto, come in molti purtroppo lo definiscono quando si difende l'allenatore toscano (che può non piacere a livello calcistico, legittimamente) ma un atto di rispetto verso un uomo che ci ha dato tanto, che ha sempre mantenuto la parola, e col quale abbiamo potuto sognare davvero - insieme a lui, solo Inzaghi negli ultimi 15 anni: parlo personalmente. Ora, con Rino Gattuso, è proprio un'altra storia. Una storia che non può andare a genio a chi ha visto Maurizio Sarri sedere sulla propria panchina, e battere tra le altre il Bayern Monaco all'Olimpico. A Gattuso, che mi sta piacendo sempre di più, va data fiducia, come l'avevamo data a Marco Baroni. Ciò che importa è vedere le cose nella giusta luce. Che è un'operazione valida per il presente, ma moralmente necessaria quando si parla del passato.

venerdì 19 giugno 2026

La mia lettera a Luigi Bisignani del Tempo

Gentile dott. Bisignani, non Le ruberò ulteriore tempo. La presente è per ringraziarLa di tutto ciò che ha fatto in queste settimane — i Suoi interventi sul Tempo, e non solo, hanno risvegliato la coscienza (volutamente?) assopita di una stampa che per troppi anni si è girata dall'altra parte dinnanzi ad una gestione che poco e nulla ha da spartire con i valori della Società Sportiva Lazio.

Francamente, siamo giunti allo stremo delle forze. Ben venga il dibattito sul Tempo, ma c'è bisogno di un'azione concreta della politica e delle istituzioni: qui non è in gioco semplicemente il risultato sportivo di una squadra di calcio, ma la cultura, l'etica, i valori della più antica Polisportiva d'Europa. Qui è in gioco l'onore e la dignità di chi per questi colori ha donato la sua stessa esistenza. Il tifoso laziale non chiede investimenti multimilionari — certo, pur non disdegnandoli —, ma amore, rispetto, confronto e dialogo: elementi che l'attuale gestione non ha mai saputo garantire alla gente laziale, vera e anche unica custode di questa («cazzo di») storia.

Per Maestrelli, per Fiorini, per Chinaglia, per Lenzini, per Lovati, per Bigiarelli, per mio Nonno, per tutti noi: ci aiuti a liberare la Lazio. Una volta per tutte, e per sempre.

Un saluto ricco di stima e cordialità,

Gianluca Palamidessi

domenica 21 dicembre 2025

Arbitri, Lotito e altri mali. Per fortuna che ci sono i laziali

Mentre il guardalinee e con lui, amans in ignorantiam, l'arbitro Pairetto – figlio DI QUEL Pairetto coinvolto nello scandalo Calciopoli, è sempre bene ricordarlo –, fischiavano un fuorigioco a Valentin Castellanos su rimessa da fondo campo di Provedel, un sorriso di stupore si dipingeva sul mio volto.

Ammetto l'ignoranza (almeno io): non avevo capito che quel fischio era CONTRO le regole del gioco, mica contro la Lazio e basta (ci siamo ormai tristemente abituati). Così molti intorno a me.

Il nostro mestiere, d'altra parte, è quello di tifare. Il loro, di arbitro guardalinee quarti uomini varisti dell'ultima ora, dovrebbe essere quello di arbitrare. Sui due rigori solari negati, soprassiedo come il mister - che di seguito cito: è alla Società Sportiva Lazio che va chiesto il conto di questo scempio, mica a lui, mica a noi. Noi, al massimo, l'arbitro possiamo mandarlo a quel paese o ricordargli che mentre lui fischia fischia sua moglie sta a scopà.

Questo nonostante le parole del nostro Mangiafuoco alla cena di Natale (a proposito: dove era Tavares?), secondo cui la colpa dei soprusi arbitrali sarebbe dei tifosi, mica di una società che è talmente mediocre da difenderne l'operato in un comunicato stampa poche ore dopo la levata di scudi del proprio allenatore - lo stesso che anziché mandarti al diavolo in estate, dopo essere stato tradito, ha deciso di rimanere per puro amore (capito, antisarristi: mica perché in squadra c'è Toma Basic, sveglia!).

Della partita di ieri e di questa stagione, ormai chiara nel suo andamento al ribasso, mi tengo questo stadio e questa curva memorabili. Una curva d'avanguardia da sempre: al punto da aver recuperato la retroguardia con un tifo anni 90, ora che tutti si sono uniformati e omologati verso un modo di stare allo stadio balcanico, grigio e smunto.

Evviva la Lazio, evviva i laziali, evviva mister Sarri e i ragazzi in campo che nonostante tutto o forse proprio per questo (cioè in mancanza di tutto), ci rendono orgogliosi di tifare questa maglia. La classifica, i punti, i processi del lunedì, lasciamoli a chi ha più soldi e potere di noi. Finché questa sarà la presidenza, questa pure sarà la situazione.

Forza Lazio. 🦅


Ma che vi ha fatto, mister Sarri?

Piccola e doverosa premessa: su Gattuso credo di aver parlato troppo presto. Certo, è ingenuo pure chi, sul fronte opposto del gattusismo , ...