venerdì 19 giugno 2026

La mia lettera a Luigi Bisignani del Tempo

Gentile dott. Bisignani, non Le ruberò ulteriore tempo. La presente è per ringraziarLa di tutto ciò che ha fatto in queste settimane — i Suoi interventi sul Tempo, e non solo, hanno risvegliato la coscienza (volutamente?) assopita di una stampa che per troppi anni si è girata dall'altra parte dinnanzi ad una gestione che poco e nulla ha da spartire con i valori della Società Sportiva Lazio.

Francamente, siamo giunti allo stremo delle forze. Ben venga il dibattito sul Tempo, ma c'è bisogno di un'azione concreta della politica e delle istituzioni: qui non è in gioco semplicemente il risultato sportivo di una squadra di calcio, ma la cultura, l'etica, i valori della più antica Polisportiva d'Europa. Qui è in gioco l'onore e la dignità di chi per questi colori ha donato la sua stessa esistenza. Il tifoso laziale non chiede investimenti multimilionari — certo, pur non disdegnandoli —, ma amore, rispetto, confronto e dialogo: elementi che l'attuale gestione non ha mai saputo garantire alla gente laziale, vera e anche unica custode di questa («cazzo di») storia.

Per Maestrelli, per Fiorini, per Chinaglia, per Lenzini, per Lovati, per Bigiarelli, per mio Nonno, per tutti noi: ci aiuti a liberare la Lazio. Una volta per tutte, e per sempre.

Un saluto ricco di stima e cordialità,

Gianluca Palamidessi

domenica 21 dicembre 2025

Arbitri, Lotito e altri mali. Per fortuna che ci sono i laziali

Mentre il guardalinee e con lui, amans in ignorantiam, l'arbitro Pairetto – figlio DI QUEL Pairetto coinvolto nello scandalo Calciopoli, è sempre bene ricordarlo –, fischiavano un fuorigioco a Valentin Castellanos su rimessa da fondo campo di Provedel, un sorriso di stupore si dipingeva sul mio volto.

Ammetto l'ignoranza (almeno io): non avevo capito che quel fischio era CONTRO le regole del gioco, mica contro la Lazio e basta (ci siamo ormai tristemente abituati). Così molti intorno a me.

Il nostro mestiere, d'altra parte, è quello di tifare. Il loro, di arbitro guardalinee quarti uomini varisti dell'ultima ora, dovrebbe essere quello di arbitrare. Sui due rigori solari negati, soprassiedo come il mister - che di seguito cito: è alla Società Sportiva Lazio che va chiesto il conto di questo scempio, mica a lui, mica a noi. Noi, al massimo, l'arbitro possiamo mandarlo a quel paese o ricordargli che mentre lui fischia fischia sua moglie sta a scopà.

Questo nonostante le parole del nostro Mangiafuoco alla cena di Natale (a proposito: dove era Tavares?), secondo cui la colpa dei soprusi arbitrali sarebbe dei tifosi, mica di una società che è talmente mediocre da difenderne l'operato in un comunicato stampa poche ore dopo la levata di scudi del proprio allenatore - lo stesso che anziché mandarti al diavolo in estate, dopo essere stato tradito, ha deciso di rimanere per puro amore (capito, antisarristi: mica perché in squadra c'è Toma Basic, sveglia!).

Della partita di ieri e di questa stagione, ormai chiara nel suo andamento al ribasso, mi tengo questo stadio e questa curva memorabili. Una curva d'avanguardia da sempre: al punto da aver recuperato la retroguardia con un tifo anni 90, ora che tutti si sono uniformati e omologati verso un modo di stare allo stadio balcanico, grigio e smunto.

Evviva la Lazio, evviva i laziali, evviva mister Sarri e i ragazzi in campo che nonostante tutto o forse proprio per questo (cioè in mancanza di tutto), ci rendono orgogliosi di tifare questa maglia. La classifica, i punti, i processi del lunedì, lasciamoli a chi ha più soldi e potere di noi. Finché questa sarà la presidenza, questa pure sarà la situazione.

Forza Lazio. 🦅


lunedì 1 settembre 2025

Un muro di braccia al cielo: questa è la mia Curva

Citando il grande Runa Casaretti, custode della Lazialità come pochi altri, le bandiere forse andrebbero sventolate all'inizio e alla fine della partita, o durante i gol. Questo perché "i calciatori non sentono lo sventolio delle bandiere", ma il tuonante apporto delle voci dello stadio che li sostiene.

Senza le bandiere, abbassate per rendere omaggio ai daspati, lo stadio è apparso più vivo e furente fin dall'inizio. Ogni decisione arbitrale dubbia (non diciamo sbagliata) è stata accompagnata dal ruggito dei 38.000 (circa). Sembravano 100.000.

L'acme lo ha toccato la Curva Nord, perla di rara bellezza, occhio attento e degno dello spettacolo che andava manifestandosi sul terreno di gioco, quando dal 15' (minuto in cui si è cominciato a cantare) al 35' circa ha reso le gesta degli undici in campo quasi superflue rispetto alla sua, di prestazione. La Curva ha realizzato un battimani da brividi, che ha incantato tutta la Tevere per compattezza, coesione, continuità - chi non canta DOPO IL PRIMO BATTIMANI che possa crepà!

Una sorta di nostalgia per le cose mai vissute si è impossessata del sottoscritto. Ho visto una Curva che forse non ho mai vissuto. Dietro di me qualcuno ha vociferato, in religiosa ammirazione: "sembra di essere tornati negli anni Novanta!".

Almeno sotto questo profilo, aspettando test più probanti, c'è da essere orgogliosi, e anche un pizzico fiduciosi. I laziali, uniti, non conoscono sconfitta. Se poi è vero quello striscione al mister di inizio gara...

La mia lettera a Luigi Bisignani del Tempo

Gentile dott. Bisignani, non Le ruberò ulteriore tempo. La presente è per ringraziarLa di tutto ciò che ha fatto in queste settimane — i Suo...