lunedì 6 gennaio 2025

Sono io che son cresciuto, o lo sono i tifosi della Lazio?

Già gli applausi e i canti - non di gioia, certo, ma di quell'amore che col volto rigato di lacrime rinforza il legame della fede - che si erano visti al termine di Lazio v Inter (0-6), per la più clamorosa sconfitta mai incassata nella nostra storia (all'Olimpico), già quelli mi erano sembrati una piacevole, che dico straordinaria! novità della tifoseria laziale. Una tifoseria storicamente coscienziosa, passionale sì ma a piccole dosi, perché il corpo funziona se il cuore pompa e il cervello funziona. Ecco, quest'anno i laziali stanno dimostrando di usarlo a meraviglia, il cervello.

Magari qualcuno - come è giusto che sia - si sarà stranito dagli applausi che la Nord a fine gara ha regalato ai ragazzi con l'aquila sul petto. Magari qualcuno avrà interpretato questo gesto come conseguenza di un oscuro e tacito patto tra tifoseria organizzata e società. Lascio queste illazioni infondate a qualcun altro, che magari ne sa più del sottoscritto.

Rimane il dato di fondo: il derby, che la Lazio ha perso con merito, è già un fatto archiviato. Il fatto, la sconfitta contro gli scostumati, è da archiviare non in virtù di una classifica che ci permette ancora di sognare, ma dell'atteggiamento di una tifoseria che ha deciso di stringersi intorno a un gruppo di ragazzi perbene e di un allenatore serio, nella sconfitta come nella vittoria.

Ecco, per me questo vale più dei tre punti, vale più della rivalità cittadina, perché significa averla compresa una volta per tutte. Dall'altra parte, invece, tra coreografie e pezze da complessati (c'era più biancoceleste in quella curva che nella nostra, un altro po'), è arrivato uno strano messaggio. Ma non è che niente niente, a forza di dire che i complessati siamo noi (?), lo sono diventati di brutto loro? Sono io che son cresciuto, o lo sono i tifosi della Lazio?

domenica 22 dicembre 2024

Dove eravamo rimasti?

A leggere alcuni commenti dopo la partita di ieri sera, sembra quasi che alcuni tifosi (da social, non quelli che sono andati a Lecce sicuramente) della Lazio abbiano dimenticato la nostra (la loro?) storia. Questi assomigliano a quei romani del II secolo d.C. di cui Marco Aurelio denunciava il declino etico: troppa ricchezza, troppa lussuria porta a questo.

Ad inizio anno nessuno avrebbe immaginato che la Lazio, dopo 17 partite di campionato, avrebbe avuto 34 punti (+15 dalla rometta, quella dei 30 milioni di Soulé che certa stampa locale auspicava in vetta alle classifiche mondiali). Nessuno, ad inizio mese, avrebbe ipotizzato 12 punti vedendo come avversarie, di fila e ravvicinate, Parma, Napoli, Napoli, Ajax, Inter, Lecce. Il più ottimista avrebbe firmato per 8 o 9 punti, parliamoci chiaramente.

Dove eravamo rimasti? Alla sconfitta più umiliante della nostra storia, 0-6 in casa contro l'Inter del "lazialissimo" Simone Inzaghi, per il quale spero in un karma non troppo duro (temo per lui). E allora, scendi in campo con questo spirito sei giorni dopo, su un campo dove non vincevi da tredici (TREDICI) anni, contro una squadra che ama buttartela dove non batte il sole, possibilmente in modo scorretto. Abbiamo creato poco? Non siamo stati brillanti? Signori, abbiamo vinto a Lecce. La Lazio ha vinto e ha cancellato la sconfitta contro l'Inter. Il resto non esiste.

Esistono, semmai, i laziali che si prenderanno cura della Lazio da qui in avanti, come hanno fatto all'Olimpico sotto di sei reti. Mentre il mondo intorno crollava, loro, noi, cantavamo immenso amore. Ancora amore, amor per te.

Forza Lazio. 🦅




venerdì 8 novembre 2024

Una squadra che va oltre ogni Cabala

Per la prima volta in vita mia da quando tifo Lazio, sto mettendo da parte la Cabala.

I riti, i contro-riti, non dire che oggi vinciamo... (accanto a me, in Tevere, c'è un ragazzo che invece se ad ogni inizio gara non mi rivela che oggi pareggiamo 0-0 non è contento: lui dice che funziona così).

Non si tratta di mitomania, chi mi conosce lo sa. Mi fido di questo allenatore, mi fido (della prestazione) di questi ragazzi. So che tornerò a casa contento in ogni caso. Questo entusiasmo genera altro entusiasmo (che etimologicamente significa avere un Dio - thou - dentro di se - en + siasmos), e quindi eventualmente miracoli come quello di Pedro ieri al 92', o come quello dello stesso Pedro in generale (37 primavere). Un entusiasmo così genera Marusic giocatore di pallone, Pellegrini e Isaksen che entrano a 5' dalla fine, danno il fritto e la decidono con la loro determinazione.

Grazie, mister Baroni. Le più belle storie d'amore iniziano sempre così: con una certa titubanza all'alba del primo incontro.



Ma che vi ha fatto, mister Sarri?

Piccola e doverosa premessa: su Gattuso credo di aver parlato troppo presto. Certo, è ingenuo pure chi, sul fronte opposto del gattusismo , ...