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giovedì 13 luglio 2023

Sergio, a cosa servono le parole?

 

Diceva Roland Barthes in un memorabile saggio sulla fotografia (La camera chiara, Einaudi 1980) che essa 'è violenta: in essa niente può sottrarsi [al tempo] e neppure trasformarsi [col tempo]' (p. 92); 'la fotografia mi dice la morte al futuro' (p. 96). Questo proprium della fotografia riguarda qualsiasi foto, da quella più triste a quella più gioiosa, ma è in queste ultime che la misura si fa colma, la tristezza riempie i ricordi e lascia spazio alla Saudade. Vedere questa foto dell'arrivo di Sergej Milinkovic-Savic (ormai otto estati fa) all'aeroporto di Fiumicino è una coltellata al nostro cuore di tifosi. Nell'abbraccio di quella bimba c'è già l'amore corrisposto che i laziali e Milinkovic si sarebbero vicendevolmente donati nel corso di otto lunghe stagioni. Più dei successi (due Supercoppe e una Coppa Italia, tanti derby memorabili, vittorie contro le grandi del nostro calcio), dei gol (Sergio è lo straniero più prolifico della nostra storia) e degli assist (alcuni, di tacco per Immobile ad esempio, indimenticabili), il mio ringraziamento al Sergente è tutto di natura umana: ha sempre parlato poco, ma bene. Si è preso i fischi di uno Stadio sempre molto esigente nei suoi confronti, e ha risposto lodando quei tifosi che lo contestavano, col sorriso, i gol e una classe unici. Da oggi l'al-Hilal ha un tifoso in più: milioni di tifosi in più. La fotografia ferma il nostro tempo, ma non può fermare il tempo. Su questo Barthes si sbagliava: l'amore è dinamico, e resiste alla materia.

lunedì 29 maggio 2023

28 maggio 2023: racconto di una giornata indimenticabile

Lazio vs Cremonese è iniziata alle ore 12:30 da Macello, sulla via Flaminia. Qui i primi commenti - perlopiù di malcelata invidia, non avendola per sé - sulla maglia celebrativa del 26 maggio si sono dolcemente mescolati all'atmosfera acre, calda, umida, che si respirava fuori e dentro il ristorante. Quando è arrivata la carne, eravamo già a +2 di Spritz, gli stessi punti che con una vittoria ci avrebbero consentito di (ri)superare l'Inter di Simoncino.



Stefano Mauri con la Coppa. Sopra, da sinistra a destra: il pianto di Totti fuori dalla Tevere; gli eroi del 26 maggio sfilano intorno al prato dell'Olimpico; la Nord omaggia Stefan Radu

Chi l'avrebbe mai detto, dannazione. Secondi in classifica a una giornata dal termine. Nel frattempo è arrivata la birra, e sono partiti i primi cori - tutti rigorosamente politically correct. Le cameriere ci sorridono per la disperazione, o forse perché il caldo e i fumi sollevati da carne, sigarette e grida disumane hanno portato i neuroni ad uno stato di entropia fin lì mai sperimentato. Faceva davvero caldo, ieri, allo Stadio Olimpico. Ma fuori, da Luciano, dalle 15 (post-pranzo e quindi post-amari) alle 16, il tempo è volato. Persone normali sarebbero svenute, noi abbiamo cantato più forte ancora. Con le braccia al cielo e l'indice in direzione del Maestro, come alle 17.55 a pochissimi minuti dall'inizio della partita. Prima c'è stato spazio e tempo per gli eroi della Coppa in Faccia.


L'ennesima prova indelebile della Tevere. A fianco, sfilano i nostri ragazzi secondi in classifica


C'era Miro, poi durissimo in zona mista con Tare (si gode forte!), c'era Sant'Antonio da Candreva, al quale abbiamo dedicato un coro, da lui corrisposto con un grazie sincero e ricolmo d'amore. C'era Senad, ovviamente, al quale la sua gente e suo fratello Stefan Radu hanno riservato un'accoglienza degna, laddove la società non aveva mosso un dito. Lo ha fatto, stavolta. Lo sta già facendo, a livello di comunicazione. Ieri è stata quindi la giornata della speranza: speriamo, per una volta, che non sia solo l'illusione del caldo estivo, che con sé porta gioia, fatica e futuro. E rinfocola un amore che - da più di cent'anni, cantavamo - non s'è mai perso. La partita (vinta 3-2, con doppietta di Sergio e malinconia annessa) è stata solo la felice conseguenza di una giornata memorabile, chiusa con le lacrime di chi da forestiero è diventato uno di noi, come e più di noi: Stefan Radu, naturalmente. Si può smettere di giocare a calcio, ma non si può smettere mai di essere laziali. Anche Sarri, con quel saluto sotto la Nord a fine partita, lo ha testimoniato.

mercoledì 25 gennaio 2023

Sarri è la soluzione, non il problema

Ieri è stata una serata magica. A tal punto che, come inebriato da quanto visto e vissuto allo stadio insieme ai miei fratelli laziali, ho dimenticato per un attimo dell'uomo che ha permesso a tutti noi di vivere un'emozione del genere. Si chiama Maurizio Sarri ed è l'allenatore della Lazio. Della mia Lazio, quella che entra in campo sulle note di My Way intonate da Briga (una sorta di talismano: quando canta prima del match, la Lazio vince sempre). Quella che per 90 e più minuti è capace di nascondere la palla ai campioni d'Italia, trafitti non una ma quattro volte dall'efficace bellezza dei nostri. Sarri va sostenuto, la Nord lo ha fatto. Troppo facile, così, però. Nessun allenatore prima di lui, TRANNE UNO, aveva parlato di "popolo laziale".

Ma noi ci siamo voltati dall'altra parte, dopo il 2-2 con l'Empoli. Abbiamo scelto la strada dell'ottusa ragione a quella della speranza epifanica: è una rivelazione, appunto, questa Lazio. Che è migliorata ovunque, in tutti i reparti. Dalla difesa, dove tra le prestazioni di reparto/di squadra e quelle dei singoli (Hysaj è irriconoscibile, Romagnoli è un leader tecnico, Casale il presente di un futuro roseo, Marusic è nella storia) è stata raggiunta quota 11 clean-sheet. Dietro, la Lazio è solida come la pietra: dal centrocampo in su, è leggera e insieme terribile come "la brezza" cantata dal profeta Elia in 1Re 19,12 e sgg. Tutto questo è frutto di un lavoro costante, pastorale, di Mister Sarri.

Prendete alcuni nomi, anche. Felipe Anderson, sotto l'ala del toscanaccio, è diventato un giocatore imprescindibile per la Lazio. Costante a livelli inauditi (non ha mai saltato una sfida da quando Sarri ci allena), incisivo e duttile come mai era stato. Prendete Zaccagni, che ha realizzato già 8 gol in campionato, e sembra ormai essere giunto a maturazione definitiva (tradotto: farà ancora meglio, possibilmente). Che dire di Luis Alberto, il ritorno del Figliol Prodigo? è un giocatore unico, essenziale, ma lo è da quando ha scelto da che parte stare, indicando la via a tanti laziali chiacchieroni e poco sensibili. Milinkovic è diventato ieri il miglior marcatore straniero nella storia del nostro glorioso club.

Un traguardo incredibile per un calciatore fuori-classe, che ieri è tornato a livelli dominanti. Cataldi, dulcis in fundo, ha vissuto un'epifania: il 24 gennaio del 2015 si era preso il centrocampo di una Lazio allenata da Pioli CONTRO IL MILAN (sconfitto 3-1) vestendo la maglia bandiera, alla sua prima uscita stagionale. Ieri, 25 gennaio 2023, ha chiuso un cerchio con una prestazione da bandiera del club (ma Danilo ha ancora 28 anni). Davanti, qualcosa abbiamo detto, ma non tutto: Ciro Immobile deve ancora tornare, Pedro sta facendo gli straordinari. Ma non possono bastare Romero e Cancellieri come primi sostituti. Non è giusto per Sarri e non è giusto per i due ragazzi appena citati. Che la società faccia un piccolo sforzo per rendere una bella stagione una stagione memorabile. Sarri è la soluzione, non il problema.

Ma che vi ha fatto, mister Sarri?

Piccola e doverosa premessa: su Gattuso credo di aver parlato troppo presto. Certo, è ingenuo pure chi, sul fronte opposto del gattusismo , ...